CONCORSI DI SCRITTURA CREATIVA

CREAZIONE DI UN FUMETTO

LAVORO DI CLASSE


Terza A - Scuola Primaria "G.MAZZINI"

di Masera' di Padova (PD)


IC "G.PERLASCA" di Masera' di Padova (PD)


INSEGNANTE: CONSALVO IMMACOLATA 

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CATEGORIA C

Il sogno di Pulcinella


In una notte fredda di febbraio, un giovanotto di nome Pulcinella decise di partire da Napoli e andare al Polo Nord. Il viaggio era lungo e in valigia mise poche cose e un grandissimo sogno: diventare un elfo di Babbo Natale. Aveva paura di volare e per andare in Lapponia prese il treno. Sembrava che filasse tutto liscio ma non fu così. Un treno che parte da Napoli e arriva direttamente in Lapponia, non esiste.

Il viaggio durò alcuni mesi, sembrava semplice prendere un treno ma è complicato per chi non conosce le altre lingue; infatti Pulcinella scoprì che il napoletano si parla solo a Napoli.

La sua rotta di viaggio presentò molti imprevisti, ma  anche tante incomprensioni a causa della lingua. Per citarne qualcuna, alla domanda: -Where are you going?  Lui rispose:- Nun facc joggin.; -Where do you live? Lui  replicò: -Nun voglio doje olive!

Nell’attesa di un altro treno, gli si avvicinò un tipo tutto, tutto strano, era il facchino della stazione e, Pulcinella lesse a stenti il suo nome: Glicinicus. Ma, abituato com’era a non avere peli sulla lingua, a voce alta, bofonchiò:- E’ curius iss e pur o nomm! Purtroppo per lui, l’uomo aveva viaggiato tanto ed aveva vissuto per due anni a Napoli, perciò conosceva e capiva il dialetto napoletano. Indispettito, lo accompagnò al binario sbagliato e Pulcinella salì su un treno diretto in Romania.

A bordo, trovò un posto vicino al finestrino; il paesaggio era bellissimo e Pulcinella che non si era mai mosso da Napoli contemplava incantato le meraviglie dei nuovi paesi. Da lontano incominciò a vedere le montagne innevate, credeva che fosse arrivato a destinazione, ma dopo tante incomprensioni capì che non era arrivato in Lapponia ma in Romania e quelli erano i Carpazi. Un signore sul treno gli chiese in rumeno: - Ce ai invatat la scoala? Pulcinella rispose che non c’era nessuna scala. Cum te cheama? A quelle parole, meravigliato rispose: -Ma tu sei napoletano? Allora il signore aveva capito che il giovanotto non era rumeno e non capiva la sua lingua ed era inutile parlare con lui, quindi se ne andò lasciandolo solo sul treno. Pulcinella non si scoraggiò, scese dal treno e incominciò a chiedere informazioni per raggiungere la Lapponia. In un bar incontrò due gemelli Ping e Pong, erano simpatici e gentili. Gli proposero di proseguire il viaggio insieme perché anche loro volevano conoscere Babbo Natale.

Il viaggio con i nuovi amici fu molto avventuroso, loro di geografia non capivano proprio niente e invece di proseguire verso Nord, andarono verso Est. Giunsero alla muraglia cinese, i fratelli erano proprio felici perché erano due atleti che si stavano allenando per la Maratona di New Work   e allenarsi sulla muraglia era per loro una bella novità.

Ma Pulcinella voleva raggiungere in fretta la sua meta e decise di lasciare i due al loro allenamento.

Zaino in spalla e…via! Continuò da solo il suo cammino. Incontrò un vecchietto di nome Terenzio, un simpatico cinese che era nato a Napoli e adorava la città partenopea. Parlavano la stessa lingua così Pulcinella a scanso di equivoci riuscì a prendere il treno giusto.

Finalmente il primo dicembre arrivò a destinazione. Che emozione! Che agitazione! Realizzerò il mio sogno! “Pensò”.

Nell’euforia, incominciò a correre e scivolò, non era abituato a camminare sul ghiaccio. A Napoli c’è sempre il sole!

Fu accolto con gioia nella fabbrica di Babbo Natale, l’elfo sarto gli cucì subito un vestito “elfoso”.

Con il  nuovo vestito, si sentì subito a suo agio.  Sembrava che fosse vissuto sempre al Polo Nord.

A Pulcinella gli fu chiesto di accudire le renne; la mattina doveva portare fieno fresco e qualche biscottino alla marmellata di ciliegie perché Rudolf ne era golosissimo.

Dopo alcuni giorni, stanco di portare sempre da mangiare alle renne, incominciò a fare dispetti a tutti. Una volta aveva messo il sale nel tè di Babbo Natale, la panna montata sulla testa di un elfo, aveva nascosto la carta da regalo e i nastri colorati per impacchettare i doni. Un giorno aveva lasciato il recinto delle renne aperto facendole scappare e per non farsi scoprire le aveva sostituite con quelle finte di cartone.

I disastri che combinava Pulcinella erano davvero tanti. Babbo Natale era disperato ma essendo buono non voleva punirlo.

Pulcinella si divertiva tanto, mangiava biscotti in quantità e beveva ottima cioccolata calda. Che bella vita faceva!

Gli elfi erano preoccupati perché la notte della vigilia si avvicinava e loro erano indietro con il lavoro.

Il nuovo elfo combina guai, era veramente tremendo, quando entrò nella biblioteca del principale, scoprì tutte le lettere dei bambini… incominciò a leggerle. Scambiò le lettere dei bambini buoni con quelle dei cattivi, modificò le richieste di tanti bambini, insomma anche qui aveva creato una grande confusione. Ma mentre stava per accartocciare una lettera tutta profumata, si fermò e incominciò a leggerla.

Tribuzio, era un bambino orfano e avrebbe voluto per Natale che la mamma ritornasse a casa, ma sapeva che non poteva realizzare questo desiderio, allora aveva chiesto un amico con cui trascorrere intere giornate a fantasticare, a leggere libri di avventura, a mangiare biscotti all’amarena, a correre felici sulla spiaggia di Posillipo…insomma voleva un vero amico. La spiaggia di Posillipo? Ma!? Ho un’idea! Corse subito da Babbo Natale, capì che stava rallentando i suoi lavori e i poveri elfi erano stanchi dei suoi dispetti. Voleva rimediare a tutti i suoi disastri ma non sapeva come fare perché erano davvero tanti.

Si rimboccò le maniche, aiutò gli elfi a incartare i regali, riordinò le letterine dei bambini, preparò il tè con lo zucchero e la panna montata la usò per decorare una squisita torta con le fragole.  Mentre sorseggiava il tè con tutti gli elfi, si ricordò delle renne che erano scappate via. Riempì un sacchetto di buonissimi biscotti di marmellata alle ciliegie e si incamminò alla ricerca delle renne perdute. Strada facendo incominciò a lasciar cadere pezzetti di biscottini. Di sicuro il profumino della marmellata avrebbe attirato le renne. Dopo due ore di cammino finalmente le ritrovò, erano stanche ed affamate; divorarono i biscotti in un lampo.

I lavori proseguivano senza difficoltà, erano tutti felici e contenti …veramente non tutti. Pulcinella era molto inquieto, pensava sempre alla lettera del bambino. Voleva aiutarlo ma non sapeva cosa fare.

Babbo Natale, aveva intuito che qualcosa non andasse ma aspettava che fosse Pulcinella a esporre il problema.

Con una scusa, lo invitò a portare dei dolcetti alle renne e lì, poterono parlare tranquillamente.

Pulcinella, si vergognava perché aveva letto di nascosto quella lettera ma il pensiero che Tribuzio fosse solo senza amici, lo rendeva triste.  Allora incominciò a parlare a raffica ed espose il problema a Babbo Natale che lo ascoltò attentamente.

Spettava a Pulcinella trovare la soluzione; gli consigliò di andare a letto e dormirci su. Dopo una bella dormita di sicuro un’ideona arriverà.

Il giorno dopo Pulcinella aveva ancora le idee confuse ma mentre mangiava i suoi biscottini preferiti si ricordò che anche Tribuzio amava mangiare biscottini all’amarena.

Gridò a gran voce: - ho capitooooooo, ho trovato!  Ritornerò a Napoli e diventerò il suo miglior amico, in fondo anch’io ho voglia di correre sulla spiaggia di Posillipo, sono stanco di questo freddo gelido. Perdonami Babbo Natale, sarò un elfo in costume da bagno.