CONCORSI DI SCRITTURA CREATIVA

CREAZIONE DI UN FUMETTO

Martina Venza

Giulia Sammartano


Classe TERZA A - Scuola Secondaria di Primo Grado

IC "Rallo" di Favignana



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CATEGORIA O

Passò un anno dalla cerimonia di investitura del Cavalier Daniel e la brutta vicenda che aveva vissuto il regno di Serafin II, oramai era solo un brutto ricordo. C’era tanta felicità al castello, si avvicinava il giorno delle nozze che avrebbero visto coronare il sogno d’amore tra il giovane Cavaliere e la bella principessa Camilla. Ma le insidie erano nascoste dietro l’angolo. Eludendo la sorveglianza Marcus riuscì a scappare dalla sua prigione lasciando un messaggio inquietante “ Tornerò e per voi sarà la fine.”

 

 

CAPITOLO PRIMO

Il matrimonio andato a rotoli

Passò un anno dalla cerimonia di investitura del Cavaliere Daniel e la brutta vicenda che aveva vissuto il regno di Serafin II, ormai era solo un brutto ricordo. Tutto procedeva per il meglio. C’era tanta felicità al castello, si avvicinava il giorno delle nozze che avrebbe visto coronare il sogno d’amore tra il giovane Cavaliere e la bella principessa Camilla. Ma le insidie erano nascoste dietro l’angolo. Eludendo la sorveglianza, Marcus riuscì a scappare dalla sua prigione lasciando un messaggio inquietante “Tornerò e per voi sarà la fine”. Nella fuga portò con sé anche la sorella Romunda, sua complice fin dall’inizio. Passò qualche mese e finalmente, nonostante tutto, arrivò il giorno tanto atteso delle nozze tra Daniel e Camilla. Il giorno prima, già al sorgere del sole, al castello iniziarono i primi preparativi: i giardinieri decoravano il giardino e Mastro Leonardo, il padre di Daniel, allestiva e costruiva un gazebo per i due sposi. Esso era costruito con del legno di noce e addobbato con delle tende bianche che, legate ai pali laterali della struttura con dei fili d’oro, cadevano al suolo. Al suo interno c’era un tavolo rotondo con una tovaglia di pizzo bianca e con delle ortensie blu come centro tavola. Intorno al tavolo c’erano due sedie bianche, anch’esse costruite da Mastro Leonardo per i due giovani, con un buco a forma di cuore sullo schienale. Nel giardino oltre al gazebo, c’erano tre grandi tavole, anch’esse decorate con una tovaglia bianca, per l’allestimento del buffet, un piccolo palco costruito appositamente per ospitare i musicisti e, per rendere l’atmosfera più accogliente e colorata, tanti tipi di fiori. La mattina seguente i due giovani iniziarono a prepararsi per la celebrazione. Camilla indossava una gamurra blu con dei ricami d’ oro e con le maniche a sbuffo; la ragazza aveva un’acconciatura molto semplice, proprio come piaceva a lei: i suoi lunghi, biondi capelli ricci, erano raccolti con delle trecce, girati intorno al capo e guarniti con fiori colorati; mentre ai piedi portava delle scarpette realizzate appositamente per lei dal calzolaio di corte. Daniel, invece, indossava un lucco nero, chiuso al collo da un gancio, lungo fino ai talloni e aperto davanti per lasciare uscire le braccia; al di sopra di esso, lo sposo portava una tunica molto elegante, dotata di maniche e abbottonata di davanti, che copriva il busto ed arrivava a metà coscia. Anch’ egli calzava scarpe realizzate dal calzolaio di corte. I due futuri sposi, ormai pronti, salirono sulla carrozza per raggiungere la chiesa dove Daniel era stato nominato Cavaliere, un anno prima. La basilica era piena di addobbi di ogni genere e piena di persone che attendevano con gioia l’arrivo degli sposi. Tra i convenuti c’erano anche Marcus e Romunda travestiti da semplici popolani, per non farsi riconoscere, pronti per dare inizio alla loro terribile vendetta. Subito dopo arrivarono i due giovani e tutti si voltarono verso di loro per ammirarli. Iniziò la cerimonia e nel momento in cui Daniel stava per mettere l’anello al dito di Camilla un urlo acuto, proveniente dall’ultima panca della chiesa, fece impaurire gli invitati. Romunda e Marcus avevano appiccato il fuoco, che si espanse velocemente facendo scappare tutti, tranne i due fratelli che immediatamente, senza farsi vedere da nessuno, rapirono la principessa Camilla. Spente le fiamme, Daniel si accorse subito che Camilla era scomparsa, così andò dal re per informarlo del terribile accaduto.

 

CAPITOLO SECONDO

Il regno di Alcader

Daniel trovò il re e lo mise al corrente del terribile accaduto. Il sovrano, preoccupato, chiamò subito le guardie, che immediatamente andarono alla ricerca della principessa in tutto il regno e anche oltre. All’improvviso Daniel e il re vennero chiamati dal panettiere del regno, il signor Ennio, anch’egli presente al matrimonio, che, spaventato, gli disse di aver intravisto Romunda e il fratello Marcus seduti nell’ultima panca della chiesa, proprio dove era scoppiato qualche ora prima l’incendio. Subito dopo arrivò Agnese, l’ancella della principessa, con un biglietto in mano. Ella disse al giovane e al re di aver trovato un bigliettino sul letto della fanciulla, mentre riordinava. Daniel lo prese. Nel biglietto c’era scritto:” Abbiamo rapito la principessa Camilla; l’abbiamo portata nel regno abbandonato di Alcader. Per riaverla indietro vogliamo il controllo assoluto del regno di Serafin II.     Firmato Marcus e Romunda.”   Il Cavaliere, infuriato e spaventato allo stesso tempo, decise di partire con il fratello Claudio e con quattro guardie dell’esercito per liberare Camilla. La ragazza, nel frattempo, venne rinchiusa nella torre più alta del castello del regno di Alcader: era una cella sporca, stretta, maleodorante, umida e solitaria, con un povero materasso buttato per terra senza nemmeno una coperta per ripararsi dal freddo terribile che si abbatteva in quel periodo nel regno; inoltre la stanza era illuminata soltanto da una piccola finestra nel muro sbarrata con tre sbarre di ferro ormai arrugginite. Il regno di Alcader, situato dietro il tenebroso monte di Tarkan, abitato dal terribile ciclope Friedemar, soprannominato il “mangia uomini”, era uno dei tanti regni schiavizzati da Romunda, ormai in rovina e abbandonato da tanto tempo. Intanto il viaggio di Daniel e Claudio era iniziato. Li aspettava un lungo viaggio, così prima di partire presero tutto l’occorrente per sopravvivere: cibo, acqua, armi e vestiti di ricambio. Il viaggio si annunziava duro, faticoso e pieno di insidie, che avrebbero messo a dura prova il cuore del cavaliere Daniel.

 

CAPITOLO TERZO

L’incontro con Medusa

Si fece buio e i viaggiatori, ormai stanchi, erano in cerca di un riparo per la notte. Finalmente lungo il tragitto videro una casa. Bussarono alla porta e vennero accolti da un’anziana signora.  Ella li invitò ad entrare e così fecero. La casa all’interno era molto semplice. Aveva in tutto cinque stanze: nella prima c’era una cucina di legno, in stile rustico con un piccolo tavolino per la colazione; nella seconda stanza c’era un divano con due poltrone rosse, un caminetto costruito in mattoni refrattari e un lungo tappeto rosso; le ultime tre rimanenti erano delle camere da letto realizzate appositamente per i viaggiatori che passavano di lì. Dopo essersi finalmente accomodati i ragazzi, insieme alla vecchietta, cenarono. Dopo aver cenato, tutti andarono a dormire. La mattina seguente i giovani, pronti per riprendere il viaggio, fecero colazione e, salutando e ringraziando la vecchietta, si avviarono verso la porta. Ma nel momento in cui Daniel varcò la soglia della porta, la vecchietta si trasformò nella terribile e perfida dea Medusa. Ella era un vero e proprio mostro, con ali d’oro, mani di bronzo, pelle squamosa, ampio viso rotondo incorniciato da una massa di serpenti per capelli e una bocca larga con zanne sanguigne. In men che non si dica i ragazzi sbiancarono e, terrorizzati, cercarono di uscire da quella casa. Ma la dea scagliò i suoi fedeli serpenti contro i giovani, immobilizzandoli. Daniel, Claudio, Albert e Alfonso, due delle quattro guardie, riuscirono a liberarsi, mentre Franco e Domenico, le altre due guardie, guardando negli occhi Medusa vennero pietrificati, diventando così una delle tante statue presenti nella collezione della dea. Fortunatamente Daniel, Claudio, Albert e Alfonso riuscirono a scappare dalla casa e si salvarono. I quattro ragazzi corsero senza mai fermarsi. Arrivarono così sulla riva del lago di Albwin e si accamparono lì per la notte, senza rendersi conto di cosa li aspettava.

 

 

CAPITOLO QUARTO

Il mostro Athanasius

Mentre collocavano le pietre e i legni per il fuoco, Claudio notò una barchetta ormeggiata nella riva del lago, distante pochi metri da loro. Egli ricordò infatti al fratello Daniel che per raggiungere Camilla bisognava attraversare il lago perché nell’altra sponda li aspettava il grande e grosso ciclope mangia uomini, l’ultima tappa del loro lungo tragitto e gli disse di aver trovato una soluzione: la barca. Contenti e felici di non dover attraversare il lago a nuoto, missione letteralmente impossibile, decisero di addormentarsi per recuperare le energie. Si fece mattina e Claudio aprì gli occhi. Egli, non vedendo Daniel accanto a sé, si spaventò e si alzò di scatto. Daniel era già in piedi, pensierosi, davanti alla riva del lago. Il giovane Cavaliere stava infatti ricordando tutti i momenti trascorsi con la sua amata Camilla. Il fratello lo raggiunse e consolandolo gli disse di non preoccuparsi perché presto Camilla sarebbe stata di nuovo felice tra le sue braccia. Daniel lo ringraziò ed entrambi andarono a svegliare Albert e Alfonso, ancora addormentati. Una volta pronti presero la barca, salirono e remando iniziarono a prendere velocità. Erano quasi a metà strada quando qualcosa colpì fortemente la barca rompendo il silenzio. I viaggiatori, spaventati, iniziarono a remare sempre più forte. Il cuore di Daniel batteva all’impazzata. I loro sguardi terrorizzati vagavano sulla superficie del lago per capire cosa stesse succedendo. Improvvisamente dall’acqua uscì una creatura ripugnante: il mostro Athanasius. Era terrificante, di colore verde palude con una lunga coda, la pelle squamosa e denti aguzzi che rivelavano il suo essere carnivoro. Ad un tratto, con la sua appendice caudale, il mostro afferrò Alfonso, portandolo a fondo nelle profondità del lago. Egli venne velocemente affogato e divorato. I tre, afflitti e amareggiati, continuarono il viaggio impauriti e con un gran senso di colpa scaturito dalla morte ingiusta di Alfonso. Arrivarono finalmente sull’altra sponda del lago. Scesero dalla barca e si incamminarono verso il monte Tarkan.

 

CAPITOLO QUINTO

Il monte Tarkan

Passarono due giorni e i viaggiatori arrivarono finalmente di fronte ai piedi del maestoso monte Tarkan. La montagna era rocciosa, innevata, dato il freddo periodo invernale, elevata e imponente. I ragazzi, convinti di salvare Camilla, iniziarono a scalare la ripida montagna. Arrivati quasi in cima, notarono una grande e profonda apertura nella superficie della montagna. Curiosi, ma allo stesso tempo impauriti, i giovani decisero di entrare. Si addentrarono. La grotta era cupa, fredda e umida, puzzolente, con i soffitti alti e con vari oggetti casalinghi dalle grandi dimensioni. Daniel si ricordò subito del tremendo ciclope Friedemar, colui che abitava la caverna. Egli era un essere mostruoso, con un solo occhio in mezzo alla fronte, molto alto e forzuto e con una lunga barba. I tre viaggiatori, senza perdere tempo, cercarono l’uscita, ma all’improvviso arrivò il grande ciclope che, bloccando l’uscita della caverna con un grande masso, li intrappolò. Friedemar, entrando, sentì uno strano odore: odore di umani e quindi di cibo. Daniel, Claudio e Albert, senza farsi vedere, si nascosero dietro un enorme blocco di pietra. Il ciclope, sentendo sempre più vicino l’odore, intuì che all’interno della sua dimora c’erano degli intrusi. Friedemar, affamato, continuò la sua ricerca. Mise a soqquadro tutta la caverna e alla fine arrivò davanti al “nascondiglio” dei giovani. Egli alzò con forza l’enorme pietra e vide i tre intrusi. Il ciclope afferrò Daniel. Claudio e Albert presero un arco e delle frecce e cercarono di colpire in pieno l’occhio del ciclope senza però ferire Daniel. Albert lanciò la prima freccia, ma purtroppo andò a finire nel dito del ciclope sfiorando Daniel. Nel frattempo il giovane Cavaliere stava cercando di liberarsi, ma invano non ci riuscì. La freccia sul dito non provocò nessuna forma di dolore al ciclope, ma lo innervosì ulteriormente. Era il momento di Claudio. Egli, senza perdere altro tempo scagliò la seconda freccia, colpendo in pieno l’occhio del gigante che, immediatamente, lasciò cadere per terra Daniel. All’improvviso un urlo acuto e raccapricciante fece tremare tutta la montagna. Friedemar iniziò a non vedere più niente. Egli, ormai cieco, vagava per tutta la caverna cercando di rintracciare i tre intrusi per vendicarsi. Senza però volerlo Friedemar, con la sua enorme mano, spostò il grande blocco di pietra che bloccava l’uscita. A quel punto Daniel e i suoi due compagni di viaggio scapparono. Usciti dalla caverna iniziarono a scendere dalla montagna. Arrivati quasi a metà strada, Claudio inciampò e rotolò per un lungo tratto del tragitto, rompendosi una caviglia. Daniel decise così di caricarsi il fratello sulle spalle e di continuare la discesa. Finalmente arrivarono dall’altra parte del monte.

 

CAPITOLO SESTO

La foresta incantata di Aristide

Giunti finalmente dall’ altra parte del monte Tarkan, avendo anche affrontato il terrificante ciclope mangia uomini, i giovani, stanchi e senza forze, decisero di accamparsi per la notte vicino a un maestoso albero. La mattina seguente tutti si svegliarono e decisero di attraversare la foresta Claudio provò ad alzarsi, ma capì di non potercela fare, perché la sua caviglia non glielo permetteva. Daniel lo rassicurò e con Alber lo aiutarono ad alzarsi, e, prendendolo sottobraccio, iniziarono il lungo tragitto. Camminando, intorno a loro, c’erano centinaia di alberi, tutti bianchi con la neve tra i rami. Erano alti, secchi e spogli; molti erano abbattuti per terra con il fusto spezzato in due. Ad un tratto, si sentì uno strano rumore. Daniel, preoccupato sguainò la spada pronto per uccidere qualsiasi creatura maligna si fosse schierata contro di loro. La creatura si stava avvicinando sempre di più e la paura dei giovani aumentava. Ad un tratto da dietro un albero, uscì un essere incantato: era un Ippogrifo, una creatura magica con il corpo di un cavallo e con la faccia e le ali di un’aquila. Daniel gettò subito la spada per terra e si avvicinò all’animale alato. La creatura, spaventata, indietreggiò e Daniel gli porse una mano per far capire all’ animale di non volergli fare del male. L’ essere si avvicinò e Daniel, con molta calma gli accarezzò la testa. I due presero subito confidenza e, proprio in quell’ istante, la creatura iniziò a parlare. Ella si presentò, dicendo al giovane il suo nome, Zazillie e aggiunse anche che da quando la regina Romunda aveva conquistato la foresta, facendone schiave tutte le sue creature, un terribile gelo si era abbattuto su tutto il regno. Successivamente Daniel raccontò a Zazillie ciò che era successo nel suo regno e della sua sacra missione, quasi conclusa: salvare Camilla, la sua amata. La creatura, nel sentire il racconto del giovane, rimase afflitta e gli offrì il suo aiuto per raggiungere il castello dove era prigioniera la principessa. Zazillie propose ai tre viaggiatori di raggiungere il castello in volo sulla sua groppa. Inizialmente i giovani accettarono, ma subito dopo Daniel si ricordò dell’infortunio di Claudio. Egli, infatti, non potendo camminare e quindi  salire in groppa di Zazillie, decise di voler rimanere lì nel bosco. Daniel all’inizio non fu d’accordo, ma successivamente il fratello lo convinse. Daniel e Albert salutarono Claudio e partirono.

 

 

CAPITOLO SETTIMO

La viverna Kaiser

Saliti in groppa a Zazillie presero subito il volo. I due ragazzi, nel vedere dall’alto tutta la foresta, rimasero sbalorditi e sorpresi di quanto fosse grande. Sorvolarono tutta la foresta e finalmente arrivarono al castello di Alcader. La fortezza era situata sopra un alto rilievo, aveva sette torri, una ormai crollata, un ponte levatoio, un portone con sbarre di ferro ormai logorate, un cortile interno, ormai sottomesso dalla maestosa vegetazione, con un pozzo artesiano in pietra e in ferro. I due ringraziarono Zazillie, che tornò indietro per accudire Claudio, e si avviarono verso l’entrata dell’imponente portone. All’improvviso una viverna, di nome Kaiser, una creatura leggendaria bipede, alata, simile ad un drago sputafuoco, sorprese i viaggiatori. Il drago era un essere tenebroso, aveva delle ali enormi, la pelle squamosa di colore marrone con sfumature verdi e grigie e un pungiglione molto velenoso, identico a quello di uno scorpione, sull’estremità della coda. Entrambi iniziarono a correre, ma Kaiser si precipitò immediatamente davanti all’ingresso, bloccando l’entrata. Daniel e Albert, non avendo altra via di scampo sguainarono le spade. Albert ordinò a Daniel di entrare dentro il castello e di andare a salvare e liberare finalmente Camilla. Daniel inizialmente non approvò per niente l’idea del compagno, ma successivamente si udirono le urla raccapriccianti di Camilla che chiedeva aiuto. Daniel, non avendo altre possibilità salutò Albert che nel frattempo riuscì a far allontanare il drago, e andò da Camilla. All’interno del castello c’erano varie stanze completamente affrescate con scene bucoliche o narranti la storia del paese e dei nobili locali, ormai ridotte in pessimo stato. In una delle tante camere c’era un’ampia finestra i cui vetri erano in frantomi per terra, illuminava per intero la stanza. Nel resto delle camere invece la maggior parte della luce era data da finestre quasi socchiuse, alte e anche queste con i vetri rotti. Le urla di Camilla si facevano sempre più acute e Daniel preoccupato si diresse verso la torre più alta della fortezza. Nel frattempo Albert era in groppa al drago Kaiser, che cercava di ucciderlo, ma quando il giovane stava per infilzare la spada nel dorso dell’animale, improvvisamente il drago, con il suo affilato pungiglione, trafigge Albert facendolo cadere per terra. Alber muore, ma allo stesso tempo salva il suo amico Daniel uccidendo la viverna. Daniel arrivò finalmente nella torre dov’era prigioniera la sua amata. Buttò giù la porta e rivide dopo settimane la sua Camilla. Entrabi emozionati si abbracciarono e si baciarono, ma all’ improvviso Marcus e Romunda varcarono la soia della porta. 

 

 

CAPITOLO OTTAVO

Il ritorno a casa

Qualche giorno prima, il re in pensiero e preoccupato per Daniel e i suoi compagni decise di mandare l’intero esercito in loro aiuto. Infatti, proprio in quel momento l’intero esercito arrivò davanti alla foresta di Aristide. Attraversarono tutta la foresta e quasi verso la fine trovarono, steso sotto un albero, con Zazillie al fianco, Claudio, il fratello di colui che doveva essere il marito della principessa e quindi il futuro re del regno di Serafin II. Claudio raccontò subito alle guardie ciò che successe durante l’interminabile viaggio e gli disse anche di andare immediatamente in soccorso di Daniel, Albert e Camilla. E così fecero. Nel frattempo, Romunda intrappolò la principessa tra le sue braccia ponendole un coltello molto affilato sul collo. A quel punto Daniel sguainò la spada e affrontò in un duello Marcus. I due combatterono senza mai distogliere lo sguardo l’uno dall’altro. Ma Marcus, pestò fortemente il piede di Daniel facendolo cadere per terra. Il giovane in men che non si dica si alzò e cominciò nuovamente a duellare. Marcus fece un passo falso e Daniel, infilzandogli la spada dritta al cuore, lo uccise. Nel fra tempo Romunda scappò. Daniel abbracciò fortemente Camilla e si accorse della fuga di Romunda. Per fortuna l’esercito era finalmente giunto davanti al maestoso portone del castello riuscendo così a catturare la fuggitiva. Daniel, Camilla e l’esercito raggiunsero la foresta e recuperarono Claudio. Tutti si rimisero così nuovamente in viaggio per ritornare nel regno di Serafin II.

 

 

CAPITOLO NONO

La fine

Dopo il lungo viaggio, finalmente arrivarono. Quando Camilla rivide dopo tanto tempo suo padre, corse subito ad abbracciarlo. Una settimana dopo, i due giovani finalmente si sposarono, divenendo marito e moglie. Successivamente Romunda venne mandata in esilio nell’isola sperduta di Hayane nel Mar Lowe, una delle prigioni più orrende e raccapriccianti del mondo. Passò un anno e nacque Daiana, la nuova principessina del regno di Serafin II. E nel regno tornò di nuovo la felicità.